Take away revolution: affari a portata di morso.

Piccolo, veloce e sfizioso: è l’identikit di ogni goloso desiderio del nuovo millennio, dal dolce al salato, dalla colazione alla cena, un fenomeno che sta radicalmente influenzando il mondo della ristorazione a 360 gradi.

“La Gourmandise entrerà nello snack, si diceva qualche anno fa. Il pronostico è stato ampiamente rispettato: il successo di “must have” come Bento e Tupperware è figlio di questa tendenza, che trova le sue radici nelle nuove abitudini alimentari della città e nelle opportunità per contrastare il calo dei consumi.

A conferma della take away revolution sono arrivati anche i numeri: come rivelato da una recente indagine della Camera di Commercio di Monza e Brianza, se la ristorazione in Italia è cresciuta del 12,7% tra il 2009 e il 2014 certo non lo deve solamente a Masterchef, ma in particolare all’aumento dei servizi di ristorazione senza somministrazione. La città regina del take away è Napoli, che conta oltre 1600 attività. Napoli detiene anche il primato di pasticcerie e gelaterie sul territorio nazionale: erano più di mille alla fine dello scorso anno. Inoltre, il fenomeno è “giovane” in tutti i sensi: nei primi nove mesi del 2014, il 40,8% di tutte le nuove imprese del settore presenta un titolare under 35; nel 38,8% dei casi la conduzione è femminile, percentuale che sale ancora se prendiamo in esame le sole pasticcerie (44,4%); una nuova attività su cinque è guidata da titolari non italiani, nello specifico il 30,1% per le attività take away.

Cogliere la palla al balzo, però, è meno scontato di quanto si possa pensare: la cosiddetta “snackizzazione” dei pasti parla di soluzioni dove le proposte gourmet e tradizionali si incontrano e si contaminano, da gustare a bocconi, a piccoli morsi o al cucchiaio. Per fare centro e sfruttare l’opportunità creata da questo fenomeno è necessario non dimenticare mai 3 regole fondamentali per un take away vincente:

  • QUALITÀ. Chiariamoci, non stiamo parlando del kebab dietro la stazione. Oggi il take away incontra il gradimento delle abitudini alimentari più flessibili ma non per questo meno attente di ieri alla qualità degli ingredienti, alle modalità di preparazione, al gusto offerto dalle diverse proposte. Inutile ricordare che quando parliamo di qualità intendiamo anche estetica e presentazione: il percorso di Bento e la finger food mania sono il punto di partenza per calarsi in laboratorio con le giuste idee;
  • MOBILITÀ. Dal cartoccio allo stecco, passando per un pack brandizzato e di design. La prelibatezza deve essere consumabile al passeggio in modo semplice e veloce, per rappresentare un’alternativa ai canonici pasti di giornata oppure catturare i desideri fuori orario;
  • PROPOSTE NON CONVENZIONALI. Indubbiamente, ci vuole creatività, che non significa solo “inventare” qualcosa di nuovo, ma soprattutto dare nuova forma a ricette salate e dolci legate alla tradizione, immaginandone nuove modalità di consumo. Il bolognese tortellino da asporto è il più classico degli esempi (vincenti).

È giunto il momento di riconsiderare il concetto di take away. Siete pronti a servire tante piccole bontà?

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